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Puma Evospeed SL, il nostro test

Puma Evospeed SL, il nostro test

Qualche mese fa, Puma ha ridefinito il concetto di leggerezza nel pianeta delle scarpe da calcio, lanciando la Puma evoSPEED SL, nuova calzatura di punta del brand tedesco e nuovo punto di riferimento per chi ama le scarpe superlight con appena 100 grammi circa (si va dai 100 ai 105 a seconda delle misurazioni) di peso. Ci siamo messi ai piedi i gioiellini della casa tedesca per raccontarvi nel più dettagliato dei modi a cosa andrà incontro il fortunato proprietario.

Lanciate inizialmente nella colorazione lava blast (proprio la stessa del nostro test), le Puma evoSPEED SL si confermano bellissime da vedere: slanciate, avvolgenti, aggressive. La collocazione di logo e brand è praticamente perfetta e vale – dato che anche l’estetica vuole la sua parte – una promozione sotto tutti gli aspetti. Voti confermati, poi, con l’uscita del modello electric blue in autunno.

LEGGI Puma, nuova colorazione per le evoSPEED SL | Puma Duality, nuovi colori Tricks per evoSPEED ed evoPOWER

Dire che si tratta di una scarpa leggera è quasi superfluo. Pensando invece alla calzata, la punta del piede è decisamente affusolata, mentre la suola è inevitabilmente rigida e la calzata si può rivelare comoda solo per i fanatici della velocità. Infatti mal si adatta a piante larghe che rischiano di rimanere un po’ “soffocate” in una calzata da velocità pura. Nonostante Puma avesse messo le mani avanti (durata garantita 10 partite, solo su campi naturali) è un vero peccato che la parte anteriore sia così esposta; la punta è troppo scoperta e la suola tende ben presto a staccarsi. Inconveniente spiacevole perché è vero che lo sapevamo dall’inizio, ma basterebbe veramente un minimo di protezione per migliorare questo aspetto e poter godere più a lungo delle performances della evoSPEED SL.

Per quanto concerne la suola, che – ricordiamo – è solo FG, i tacchetti (5 lamellari e 5 conici) hanno quasi tutti un assetto da velocità (slanciati) eccetto quello conico collocato nella parte posteriore sul lato interno. Garantisce buona aderenza nei cambi di direzione, ma tutto sommato un po’ stona con l’estetica complessiva della scarpa.

La grande leggerezza di questa scarpa la rende adatta praticamente a un solo tipo di giocatore, fra gli esseri umani: esterni, esterni, esterni, seconde punte rapide e…ancora esterni. Intendiamoci, in A o in Champions League può andare benissimo anche per i centrocampisti centrali, specie se improntati sul dribbling e il fraseggio palla a terra più che sul lancio di 40 metri. Un conto però è essere Marco Verratti, un conto doversi districarsi sui campi più improbabili dalla Lega Pro in giù…

L’ultima notazione ci riporta – infine – al punto di partenza: la leggerezza. Dandone per assodati sia i vantaggi che la risicata protezione dai contatti duri, non possiamo non notare che, in categorie non eccelse, le palle usate non sono certo quelle di Serie A. Con tutto il rispetto, calciare palloni di un certo tipo con un paio di scarpe del genere si fa sentire. È come calciare a piedi nudi e per chi deve lanciare o in generale colpire con una certa continuità, questo può rivelarsi un problema. Per quanto riguarda il doppio plantare incluso nella confezione di vendita – invece – si tratta veramente di una finezza; le differenze fra i due modelli forniti sono minime e neppure la versione “comfort” può cambiare radicalmente le caratteristiche di una scarpa che non è nemmeno pensata per andare verso il confortevole. Ma – d’altronde – chi si lamenterebbe mai della schiena indolenzita dopo essere sceso dalla sua Ferrari?  [Tester: Pobo]



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