Gascoigne, la nostra recensione

Gascoigne, la nostra recensione

di @AntoCapellupo

Esattamente 25 anni fa, in una calda serata di un’estate italiana, un popolo intero si commosse davanti alla tv. Era il 4 luglio 1990, e a Torino la Germania Ovest sfidava una grande Inghilterra per un posto nella finale del campionato del mondo. Una gara destinata ad entrare nella storia del calcio per una semplice quanto emblematica istantanea. Non si tratta del goal di Brehme o del pareggio di Lineker, e men che meno dei rigori sbagliati da Pearce e Waddle che portarono all’eliminazione degli inglesi. L’attenzione del mondo intero piombò sul volto dell’allora ventitreenne Paul Gascoigne, distrutto dalle lacrime per l’ammonizione appena rimediata che gli avrebbe fatto saltare l’eventuale finale per squalifica. Lacrime che si tramutarono poi in un inarrestabile dolore, in seguito alla sconfitta della propria nazionale. Un’immagine che contribuì a riavvicinare gli inglesi alla propria maglia e a far entrare per sempre nei loro cuori quel folle ragazzo del Tyne and Wear. Una vera consacrazione. Una sorta di seconda nascita sportiva. Perché in fondo Gazza è nato o, perlomeno “rinato il 4 luglio”.

******

Per l’occasione abbiamo guardato (e recensito) per voi “Gascoigne”, biopic di taglio documentaristico uscito nelle sale cinematografiche inglesi lo scorso 8 giugno per una serata unica, ora in vendita in dvd, blue ray e streaming online.

Dopo aver raggiunto il successo, uno stimato professionista piomba in un drammatico vortice segnato da depressione, alcolismo, minacce di morte da parte di terroristi e continue intercettazioni telefoniche. Quello che potrebbe senza dubbio sembrare un soggetto per un thriller di Brian De Palma è invece l’esatta trama della mirabolante vita di Paul Gascoigne, per molti, e per se stesso, il più forte calciatore inglese degli ultimi venticinque anni. Tanti la vedranno come un’eresia bella e buona, ma se ad ammettere che “Paul Gascoigne is the Special One” è lo stesso José Mourinho, forse in fin dei conti c’è da crederci per davvero.

Con capelli e barba curata, camicia e giacca elegante, Gazza ha posato davanti alla macchina da presa di Jane Preston. Oltre alle smorfie e la voce del diretto interessato, a raccontarne le sue gesta sono tre illustri nomi del calcio moderno, Gary Lineker, compagno di innumerevoli battaglie e ora volto di spicco della BBC, Wayne Rooney, una sorta di ideale erede, e appunto Mourinho, suo grandissimo estimatore.

La lunga intervista della Preston ripercorre le tappe cruciali che hanno segnato il Paul-uomo prima ancora del calciatore. Così, con profondo dolore, la memoria ritorna ai suoi dieci anni quando il suo piccolo amico Steven, morì davanti ai suoi occhi colpito da un’auto mentre erano intenti a correre per strada. Uno shock tanto forte da provocargli numerosi tic facciali e un appuntamento dallo psichiatra. Il primo di una lunga serie.

Genio purissimo e sregolatezza infantile, fin dai primi anni nel Newcastle Gazza si fece amare dai suoi tifosi per quella follia che esprimeva dentro al campo, missili da fuori area misti a passaggi illuminanti, e fuori, continui scherzi ai compagni e una dieta non proprio salutare.

Grazie a foto d’epoca e immagini d’archivio riaffiorano momenti cult come il primo duello contro Vinnie Jones, la cessione al Tottenham, la più alta per l’epoca, concretizzatasi dopo aver già dato la parola al Manchester United di Alex Ferguson, lo scoppio della “Gazza-mania” o la spudorata richiesta di un bacio a Lady Diana.

Una carriera fatta di grandi scalate per vette quasi mai raggiunte, che si trattasse della sconfitta della sua Inghilterra nella semifinale di Italia ’90 contro la Germania Ovest o dell’infortunio in finale di FA Cup contro il Nottingham Forest. Ma per tante lacrime versate, altrettante sono state le soddisfazioni. Così la Preston inquadra da diverse angolazioni il volto di Gazza mentre in controluce racconta nei dettagli i grandi derby cui prese parte, da quello sentitissimo del nord di Londra tra Tottenham e Arsenal, a quello tanto caldo da fargli paura tra Lazio e Roma, fino al controverso Glasgow Rangers-Celtic, per cui ricevette ripetute minacce di morte riconducibili all’IRA dopo un’esultanza giudicata offensiva.

Gli anni del declino, divenuti quasi più celebri delle sue magie sportive a causa di un incessante bombardamento mediatico, sono narrati da Gascoigne con una fredda e tagliente consapevolezza mista alla rabbia verso chi, per undici anni, ha illegalmente tenuto il suo telefono sotto controllo sparando poi pubblicamente a zero sulla sua vita privata.

Il “Gascoigne” di Jane Preston è dunque una sorta di “elogio della vulnerabilità” di un uomo tanto irriverente quanto indifeso, il cui sorriso sembra sempre nascondere qualcosa. E forse quel soprannome di “Clown Prince”,che sulle prime dovrebbe farlo apparire come il più divertente personaggio del calcio inglese, gli calza a pennello proprio per il motivo diametralmente opposto, quel suo essere un eroe drammatico destinato, come i celebri “Pagliacci” di Leoncavallo, a “tramutar in lazzi lo spasmo ed il pianto, in una smorfia il singhiozzo e il dolor”.



Post a new comment