La recensione delle Nike Magista 2 Opus

La recensione delle Nike Magista 2 Opus

Nike Magista 2 Opus: il nostro test

In un mercato, quello delle scarpe da calcio, dominato ormai da innovazioni tecniche e stilistiche sempre più spinte, uno scarpino come la Nike Magista Opus 2 (versione “bassa” e in Kangalite della più celebre Obra) rischia di passare quasi inosservata.

Ma, come abbiamo sempre detto, quando si parla di calcio è il campo che conta. E non ci era certo sfuggito che anche nei campionati professionistici e nei maggiori tornei, molti calciatori continuano a usare le Opus 2 (che da qualche mese si chiamano ufficialmente Magista Obra 2 Elite, senza la dicitura DF).

Recensione Nike Magista Opus

Personalmente sono un fan accanito della linea temporale che ci ha regalato Ctr 360 e Magista e, di ogni modello, conservo gelosamente qualche esemplare, fra cui ben due Magista Opus 1 (QUI la recensione). Faccio coming out anche sul fatto che – fra un test e l’altro dei nuovi modelli – la Opus 2 sia sempre una delle prime scelte per “rilassarsi” e pensare semplicemente a giocare a calcio.

Facendo un paragone, in un mondo che periodicamente ci offre la possibilità di andarmene in giro con le modelle più belle del momento, è bello passare qualche serata tranquilla con la ragazza della porta accanto, quella che sa perfettamente cosa sei e cosa ti diverte.

Recensione Nike Magista Opus 2: il caso dei “pallini”

E dire che Nike aveva rischiato di rovinare tutto, con le Opus 2. La prima versione, uscita nell’estate 2016 aveva la stessa struttura di base, ma una tomaia completamente diversa, più liscia alla base e tempestata di pallini sporgenti, che dovevano rappresentare le zone più “calde” della heat map nella colorazione originale e, al tempo stesso, garantire grip e controllo nell’uso.

Recensione Nike Magista Opus 2
Una soluzione esteticamente discutibile e poi, pian piano, bocciata dai professionisti stessi. La Magista Opus 2 “v1” era una scarpa comoda e stabile, ma perdeva alcune delle qualità del modello originale una volta messa a contatto con la palla. Il che, per uno scarpino, specie di controllo, non è esattamente irrilevante.
Per fortuna, dopo pochi mesi, Nike Football è corsa ai ripari, prima per i suoi testimonial (don Andrés Iniesta su tutti), poi anche per noi Nerds, immettendo sul mercato la Opus 2 “v2” nel maggio 2017. Ecco, dunque, la nostra recensione Nike Magista Opus 2.

Recensione Nike Magista Opus 2: perché sì

Non voglio essere sdolcinato, perché l’ho già fatto poche righe fa. Cercando di essere più oggettivo, le Opus 2 (chiaramente nella v2) sono una scarpa che riesce a unire in maniera eccellente tutto ciò che uno scarpino dovrebbe offrire, specie a livello dilettantistico-amatoriale.
Magari senza picchi particolari, ma – cosa assolutamente più importante – senza carenze.

Il comfort del piede è massimo sin dai primi utilizzi, la protezione anche. La stabilità garantita dal combinato della struttura esterna e della suola con i classici tacchetti conici “tronchi” accoppiati al terzetto di lamellari disposti a cerchio sulla parte interna dell’avampiede è eccellente su qualsiasi terreno (mi riferisco alla versione FG, usata su campi in erba e su sintetico).

Recensione Nike Magista Opus

Caratteristiche eccellenti, abbinate a un peso sorprendente: le Opus 2 pesano circa 177 grammi, che per capirci sono quasi 45 in meno delle Predator 18+, oltre 50 rispetto alle Tiempo 6. Una differenza che sul campo si sente, piacevolmente.
Inoltre, confermando la sua vocazione al controllo, la Magista Opus 2 si rivela ottima in tutti i fondamentali con la palla, perfetta nel gioco lungo e corto e anche al momento di calciare sia di potenza che di precisione.

Recensione Nike Magista Opus 2 | Perché no

Voglio talmente bene alle Opus che parlare di difetti mi viene difficile, quasi fosse uno sgarbo. A voler essere chiari, sono scarpe poco adatte a chi cerca qualcosa “di più” in uno scarpino. Vari esempi: una tomaia più sottile per un contatto più naturale con la palla. Il Kangalite ACC delle Opus è straordinario ma comunque ha una certa consistenza, non si può negare.

Oppure una struttura meno “tradizionale”, dal momento che l’impianto della scarpa rimane quello nettamente più classico di tutto il pack Nike, fatta eccezione per le Premier. Per alcuni maniaci del controllo, ad esempio, le caratteristiche “ondulazioni” della tomaia Opus 2 potrebbero non essere abbastanza in termini di grip e controllo.

Recensione Nike Magista Opus
Infine il look, che è pur sempre questione di gusti. Io le trovo belle, specie nella colorazione Fast AF o nel Motion Blur pack del 2017, ma rispetto il fatto che – specie i più giovani – possano preferire qualcosa di leggermente più aggressivo.