Andrés Escobar, 20 anni dopo

Andrés Escobar, 20 anni dopo

@orangeket per GQ Italia (2014)

“Ci vediamo presto, perché la vita non finisce qui”. Scriveva così Andrés Escobar, il 29 giugno del 1994 nel suo intervento sul quotidiano El Tiempo di Bogotà. L’elegante difensore della Colombia non poteva sapere che tre giorni dopo, il 2 luglio, sarebbe stato ucciso da sei colpi calibro 38 sparati nel parcheggio di un locale notturno, a Medellín. La sua colpa? L’autogol segnato il 22 giugno durante la partita con gli Stati Uniti valida per i Mondiali di calcio. In pratica la rete che sanciva l’eliminazione dei Cafeteros dalla competizione.

Son già passate le tre del mattino del 2 luglio quando tre uomini si allontanano dall’auto di Andrés, lasciandolo lì a morire. Poche ore dopo, l’alba del giorno più nero dello sport colombiano. La notizia si abbatte come un macigno su un Paese già tormentato da difficili vicende politiche e criminali e tristemente celebre nel mondo (i luoghi comuni sono duri a morire) per via del narcotraffico e dei cartelli della droga. Ai funerali ci sono più di 120mila persone, molte delle quali indossano le maglie gialle o rosse della Nazionale o quelle biancoverdi dell’Atletico Nacional di Medellín. Il 2, il numero di maglia che aveva accompagnato la carriera di Andrés diventa subito un simbolo, oggetto di culto e devozione.

Le indagini sull’omicidio si chiudono a tempo di record. La sera del 2 luglio viene arrestato Humberto Muñoz Castro, ex guardia giurata, autista e scagnozzo dei fratelli Gallón Henao, personaggi noti nel sottobosco della criminalità di Medellín. Muñoz Castro è indicato dai testimoni come una delle persone che hanno iniziato a discutere con Escobar già nel locale e confessa dopo poche ore: “Gli rimproveravamo l’autogol, è nata una discussione, ho perso il controllo e l’ho ucciso”. Come se fosse una cosa normale. Il processo termina nell’anno successivo con una condanna a 43 anni, poi dimezzata dall’entrata in vigore del nuovo codice penale colombiano e, infine, scontata solo in parte. Dopo nemmeno 11 anni di carcere Humberto Muñoz Castro esce per buona condotta, nel 2005

Nel 1994 la Colombia (intesa come nazionale di calcio) è the next big thing del calcio internazionale. Nelle qualificazioni (che Andrés non gioca) ha demolito l’Argentina a Buenos Aires: 0-5 e Albiceleste costretta allo spareggio con l’Australia per strappare la qualificazione. Per il ct Maturana, per Asprilla, Valderrama e Higuita si prevede un lungo cammino nel mondiale. René Higuita, a dirla tutta, al mondiale nemmeno ci va, perché nel 1993 viene arrestato per aver fatto da mediatore in un sequestro di persona e incarcerato per 7 mesi. La pressione sulla squadra è tanta anche perché si dice che i cartelli della droga abbiano puntato somme enormi sulla nazionale nel giro delle scommesse clandestine. E invece il 22 giugno, la Colombia è già fuori. Decisive le sconfitte contro Romania e USA, nella gara dell’autogol. In campo la nazionale sudamericana è solo la copia sbiadita di quella che aveva incantato nei due anni precedenti e strappato applausi anche a Italia ‘90.

Dopo la terza, inutile, gara con la Svizzera Andrés inizia a riprogrammare la sua vita. Contrariamente a quanto consigliano molti amici, vuole tornare in Colombia; il clima è pessimo ma lui, hombre vertical, sente la necessità di metterci la faccia. C’è da spiegare a un popolo cosa è successo, perché il mondiale è andato male. C’è da far capire che lui e i suoi compagni sanno da dove ripartire per tornare a vincere. Nel frattempo lo aspettano nuove avventure professionali (è in procinto di trasferirsi in Europa, pare al Milan) e personali (magari il matrimonio con Pamela).

Un cammino che, invece, si interrompe bruscamente nel parcheggio di un locale notturno. Un grumo di dolore nella storia del calcio colombiano che, 20 anni dopo, i ragazzi di Pékerman stanno provando a cancellare nel migliore dei modi: giocando a pallone. Per questo venerdì 4 luglio contro il Brasile proveranno a vincere un po’ anche per Andrés Escobar, el Caballero del fútbol.

Lo speciale di El Tiempo “20 años sin Andrés Escobar”

Revista Don Juan: Los últimos días de Andrés Escobar



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